Deliri cromantici, Totem e tabù

 

 

 

 

Per sguardi che rinunciano alla decriptazione,
e che riescono a portarsi fuori dallo stretto recinto
della razionalità che avvinghia il mondo,
per menti che sanno viaggiare
e non usano i simboli per far luce nella cantina della propria anima,
come se lì, e solo lì, fosse nascosto il tesoro,
per cuori che sanno stare anche con il dolore,
e non pensano solo a guarirlo,
per chi nella sessualità sa vedere ancora vertigini e non solo,
e non tanto forme ben fatte e salutare fisiologia,
per chi non trova gioia nella ragione,
felicità nel suo incedere ordinato,
nel suo ordinamento tranquillo,
per costoro,
ma non illudetevi di essere voi o di essere in molti,
continui ad operare assiduamente il rifiuto
della scienza della decodificazione,
della scienza della dissoluzione di ogni simbolo.
Decriptando il simbolo,
il sapere aumenta,
ma non rischiara il paesaggio,
che il simbolo custodisce come riserva infinita di rinvii,
che, se non approdano ad una meta,
evitano almeno all'uomo e al mondo di precipitare
nell'angustia di una definizione.
 
 Umberto Galimberti

 

 

 

 

 

 

 


Non occorre essere artisti per dipingere,
quando dipingere è trasposizione sulla tela,
usando colori e materiali diversi,
di ciò che siamo, sentiamo, desideriamo comunicare:
non è arte, ma una forma di manifestazione
della nostra sofferta o gioiosa esistenza.

 

 

 

 

 

 

 

 

Riversare colore, materia, materiali,
su una tela, su un legno,
assemblare oggetti, modellarli,
scavarli, inciderli, saldarli,
è vomitare interiorità,
catapultare le proprie viscere all’esterno.
Hai la stessa sensazione liberatoria di evacuare,
una trionfante defecatio virtuale,
un rigettare tossine,
scaracchiare emozioni, sensazioni,
paure, voglie inconfessabili,
gioia, odio, amore,
noia, disperazione, frustrazione.

 

 

 

 

 

Stop genocide. Palestina libera 2023.

 

 

 

 

 

 

 

 

Posso definire ciò che dipingo, o più appropriatamente vernicio, Deliri Cromantici, mentre Totem & Tabù ciò che scolpisco, o meglio assemblo, (questi ultimi di assoluta minore creazione per comprensibili motivi di incapacità tecnica e mancanza di attrezzatura adeguata), anche se alcune opere potrebbero essere considerate delle reciproche penetrazioni alchemiche in quanto palesi “pittosculture” o “verniassemblaggi”.
Deliri cromantici per aggettivo mutuato dal libro di G.Manfredi “Cromantica”, quale sapienza magica che è origine dei dipinti, e attributo qualificante al meglio l’espressione creativa formale e sostanziale.
Totem & Tabù, nulla di freudiano, solamente piacevole armonia di termini, poiché sculture che richiamano a simboli, feticci, emblemi ancestrali, rivisitati.
 
La lettura, comprensione/decriptazione.

In ossequio al prologo di Galimberti, sono, salvo casi sporadici, dipinti e sculture privi di una lettura, comprensione/decriptazione determinate in creazione o post, ma premeditatamente lasciate al fruitore dell’opera.
Il fruitore vede, intravede, ascolta, legge, interpreta, nomina, l’opera ed anarchicamente la definisce o meno a suo assoluto piacimento e convinzione, modellandola a sé, al suo sentire, al suo essere contingente o strutturale, alla sua latente o manifesta istintualità, alle sue recondite interiorità.
Ad ognuno e per ognuno i meandri della psiche, della ragione, dell’istinto, sia data la propria esegesi, in definizione assoluta o relativa.

Ne consegue che, salvo eccezioni, “deliri, totem & tabù” siano “senza titolo”, perché il “titolo” cagiona anche inconsciamente proiezioni semantiche, determinazioni, indirizzi, che vorrei escludere, propone risposte, mentre è mia volontà che l’opera provochi domande nel fruitore.

 

 Il ferro.
Arrugginito, corroso e corrugato dal tempo, talvolta lucidato mantenendo le rughe del vissuto, in talune opere trascende il confine del dipinto e si impossessa della cornice annullandola facendola divenire parte integrante del “delirio cromantico”, tanto che non è più semplicemente definibile cornice, ma “contesto situazionista”, vivente di propria autonomia ed indipendenza creativa. Il ferro “vissuto” piace, affascina: è l’inserto ottimale (con lo specchio in frantumi) nella forma espressiva, la soddisfa e la completa.
Non so dare una motivazione razionale e tanto meno so darmene una inconscia (se esiste), ma ne sento, in alcune elaborazioni e momenti, la assoluta necessità d'assunzione.
 
Lo specchio frantumato.
Lo specchio è sempre piaciuto, e come per il ferro, il perché non è assolutamente motivato, salvo il soggettivo valore estetico, che potrebbe bastare, ma se vogliamo dare a questo "piacere" motivazioni introspettive e/o simboliche, le interpretazioni sono molteplici e abbisognano forse di un buono psicoterapeuta che possa introravanare.
Realtà vera e virtuale nel contempo, momento di confronto riflessivo, significati ancestrali che antiche culture dedicavano ad esso, semplice narcisismo.
Come evidente questo piacere sublima con la frantumazione e non con l’integrità, perché la visione, la realtà, il sogno, l’essere, la rappresentazione, quasi mai sono monolitici.
Infine inserire le frantumazioni in un opera consente che l’autore osservante o il fruitore possa "entrare" a far parte dell'opera, di diventare elemento concreto e partecipe, o anche che in un contesto "fisso", quale è la parte dipinta o scolpita immutabile, conviva un elemento "mobile", di volta in volta mutabile, condizionato dalla realtà esterna ivi specchiata.
 
I colori e la matericità.

Vagano tra i meandri dell’istinto e si riverberano sulla tela, sono la trasposizione sulla superficie imbrattata delle sinapsi, convulsioni delle più profonde viscere: talvolta oscure elucubrazioni ne determinano la scelta, le contaminazioni, talvolta solo l’estetica soggettiva. Saltuariamente il colore, e/o la miscelazione di più colori, si autodefiniscono in libera fluttuazione: in tal caso misteriose interazioni chimico-fisiche delineano la tabula picta.
Le preferenze tonali sono evidenti, così come la materia, dal gesso al cemento, dalla stoffa al legno, dalla cenere alla limatura ferrea, ad inerti di varia natura, occasionalmente in magmatica effusione, infusione, soffusione.
 
Lo strumento.
Lo strumento incidente su tela o altro supporto, varia dal pennello alla mano, dalla spatola alla siringa, dalla spugna allo straccio, a quant'altro sia al momento disponibile a soddisfare l'esigenza espressiva.
 
I simboli e la segnica.
Talvolta espliciti di pronta leggibilità, alternativamente impliciti e oscurati da toni e materia, molte volte inesistenti, ecco proporsi simboli e segnica che hanno medesima genesi di colori e materia come pure medesima valenza, anche se gestualità e significato sono di maggior rilevanza, e occasionalmente richiedono incessanti la loro ineludibile presenza sulle tele o sulle/nelle sculture.

 

Installazioni.  
Dal 2023 ho iniziato a concepire istallazioni in connubio di oggetti, diversità di materiali, disposizioni, collocazioni. Ovviamente manifestazioni installative slegate sia da particolari forme di tecnica, sia da uno specifico contesto non essendo vincolate a una locazione specifica.
Elementi in larga parte presenti sono sfere e totem di definizione concettuale difficilmente interpretabile: sfera in accezione estensiva come origine della vita, come esempio di armonia estetica? Totem come riproposizione di ancestrale espressione antropologica?


 
Epilogo.
Una precisazione, o meglio una convinzione, necessariamente da esplicitare. Non mi riconosco pittore, tanto meno artista. Ho una concezione alquanto determinata dell’arte e di chi sia realmente in grado di esserne interprete: io ne sono aprioristicamente escluso.
Il mio dipingere, scolpire, assemblare è divertissement, gioco, un bisogno regressivo infantile di scarabocchiare, impastare colori, smontare, manomettere, montare oggetti.
Sono unicamente, e sinceramente, espressione delle mie interiorità e di quant’altro di emozionale, psicotico, estetico ho brevemente riportato nel testo, ma null’altro a che pretendere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scultura. Hasta la victoria sempre.

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rappresentare più o meno realisticamente quanto l’occhio vede, seppur talvolta con i nostri filtri emozionali e di lettura, determina e impone sempre una rigidità interpretativa e espressiva. Rappresentare invece quanto abbiamo “dentro”, nella “testa”, nella “pancia”, non ha limiti: trascende l’oggettività del mondo esteriore per trasporre sulla tela il nostro “essere”, il nostro “sentire”, il nostro “urlare”, di quel momento in cui ci impossessiamo dei colori… solo di quel momento. Detto questo, è evidente sia molto più facile dipingere in astrazione che in figurazione. L’astrattismo, l’informale, ha significato unicamente se è sincera, parziale, temporanea, immagine di se stessi, altrimenti è unicamente spremere/spandere/miscelare colori a casaccio creando forme e effetti cromatici fine a se stessi. La figurazione senza “anima” può essere comunque un bel quadro, una ottima manifestazione di studio e tecnica pittorica, l’astrattismo, l'informale, senza “anima” è una “cagata pazzesca” (Ugo docet), a meno che non si dia esclusivo apprezzamento a una mescolanza di colori, forme, materiali e quant’altro sia stato posto sulla tela, in termine semplicemente estetico.

 

 

 

 

 

Mama Africa

 

 

 

 

 

 

 

 

Non sono né esperto di arte moderna e contemporanea, né ho letto testi fondamentali di storia dell’arte, per cui quanto esprimo è dettato da considerazioni personali certamente valutate da acculturati sul tema come superficialità conseguente all’ignoranza.
E’ che non riesco proprio a digerire certe manifestazioni di arti visive, pittura, scultura, installazioni, performances, veicolate dal “sistema degli addetti ai lavori” come opere d’arte assolute. Per sistema intendo gallerie, musei, case d’aste, critici e collezionisti (soprattutto top) che operando sinergicamente elevano ad artisti coloro che artisti non sono, o per lo meno non sono ai livelli che vogliono far credere. Ritengo che vi siano artisti creati miratamente con finalità esclusivamente economico-finanziarie, mediante una strategia predeterminata “a tavolino” soprattutto dalle grandi gallerie, avallata poi da critici, musei e collezionisti.
Il mercato dell’arte ha progressivamente riposto l’arte in un angolo, trasformando l’opera in un prodotto speculativo generato e sorretto dai suddetti componenti del sistema.
Interessante la lettura dei due testi di Donald Thompson: “Lo squalo da 12 milioni di dollari” e “Bolle, baraonde e avidità”, che descrivono il mercato dell’arte contemporanea.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scultura

 

 

 

 

 

 

 


Compito della pittura astratta è quello di esprimere, attraverso i suoi stessi materiali, uno stadio primario di conoscenza, svincolato da ogni sovrastruttura legata al linguaggio ormai codificato della rappresentazione. Il piano dell'opera diviene il piano della totale libertà di espressione, dove l'artista può estrinsecare la propria interiorità, la propria sensibilità e spiritualità, senza dover sottostare ad alcun codice di rappresentazione preordinato. L'artista è in questa fase come un bambino che da sé costruisce la propria mappa di segni e colori. (L.Parmesani)


 

 

 

 

Scultura. Flessuose modulazioni 01.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


L’informale è una condizione, uno “stato d’animo” che coinvolge l’arte passando attraverso l’esistenza. E’ soprattutto un’azione nel mondo, un dato esistenziale che spinge l’artista ad agire e a porsi in relazione con tutti i materiali che la realtà offre. Liberandosi da schemi formali, figurativi e geometrici, l’informale propone una pittura totalmente materica, segnica, in alcuni casi gestuale, al fine di ricercare un nuovo rapporto con il mondo attraverso l’arte.
(…)
Oltre alla poetica dell’azione, intesa come agire nel mondo attraverso la forza espressiva del gesto, l’informale pone una particolare attenzione ai materiali più disparati, considerati come elementi dotati di straordinarie capacità espressive e emozionali. Ogni materia ha una sua storia, un suo vissuto, e pertanto è espressione del fluire della sua esistenza, di una condizione e di un linguaggio. (L.Parmesani)

 

 

 

 

 

Scultura

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scultura

 

 

 

 

 

Installazione

 

 

 

 

L'"action painting" (pittura d'azione, pittura gestuale) è una pittura immediata, libera, spontanea, nella quale tutto il corpo dell’artista viene coinvolto nella realizzazione dell'opera, di cui l'esecuzione è affidata alla gestualità del braccio, una pittura fatta con spruzzi, macchie, sgocciolature di colore (dripping) dal pennello o direttamente dal barattolo sulle superfici in tela o cartone predisposte ad accoglierle, poste in posizione orizzontale. I segni che ne conseguono configurano un'immagine caotica, un intreccio irrazionale ed informale di colori e linee, frutto di una gestualità casuale che vuole portare in superficie le motivazioni nascoste dell'inconscio, legandosi così alle posizioni filosofiche contemporanee, di matrice esistenzialista.
L'opera d'arte diventa espressione di un soggettivismo esasperato, dell'azione automatica dell'inconscio, la tela è mezzo e tramite fra la materia, il colore, il segno, e l'inconscio dell'artista.
(…)
E' espressione di uno stato d'animo, lo scoppio di una carica di energia, l'esplosione di una pulsione interiore che non si estrinsecano secondo un predeterminato progetto, ma seguono quasi automaticamente un incontrollabile impulso del profondo.
(…)
Esalta la supremazia dell'inconscio, il valore automatico del risultato, che non dipende da scelte formali o concettuali coscienti, ma è frutto del gesto puro, di un automatismo psichico che delinea forma e contenuto liberamente ed irrazionalmente, non vuol spiegare, solo esprimere. Automatismo psichico che arriva alle sue estreme conseguenze, con l'annullamento di ogni residuo cosciente, trovando nell'inconscio una materia di ispirazione vasta ed inesplorata, in grado di comprendere i germi di molte successive esperienze che riconosceranno come vero tema dell'opera d'arte non già l'opera compiuta, bensì la sua realizzazione nel momento in cui l'artista la attua, con improvvisazione e spontaneità. (V.Torselli)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La pittura non è fatta per decorare gli appartamenti.

È uno strumento di guerra offensiva e difensiva contro il nemico.

 

Pablo Picasso

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scultura

 

 

 

 


 

 

 

 

Il compito attuale dell'arte
è di introdurre caos nell'ordine.
 
 Theodor Adorno

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scultura

 

 

 

 

L’arte consiste nel far sentire agli altri quello che sentiamo,
nel liberarli da loro stessi,
proponendo loro la nostra personalità come liberazione speciale.
 
 Fernando Pessoa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scultura

 

 

 


 

 

 

 

 

Scultura

 

 

 

 

L'Art Brut designa opere realizzate da persone indenni da cultura artistica, nelle quali il mimetismo, contrariamente a ciò che avviene negli intellettuali, abbia poca o nessuna parte, in modo che i loro autori traggono tutto (argomenti, scelta dei materiali, tecnica, ritmo, modi di scrittura etc.) dal loro profondo e non da stereotipi dell'arte classica o dell'arte di moda.
(…) 
Questi lavori creati dalla solitudine e da impulsi creativi puri e autentici –dove le preoccupazioni della concorrenza, l'acclamazione e la promozione sociale non interferiscono– sono, proprio a causa di questo, più preziosi delle produzioni dei professionisti. (J. Dubuffet)

 

 

 

 


 

 

 

 

Dipingere non è un'operazione estetica:
è una forma di magia intesa a compiere un'opera di mediazione
fra questo mondo estraneo ed ostile e noi.
 
 Pablo Picasso

 

 

 

 

 

Scultura

 

 

 

 

 

Scultura

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La pittura non è fatta per decorare gli appartamenti.
È uno strumento di guerra offensiva e difensiva contro il nemico.
 
 Pablo Picasso

 

 

 

 

 

Scultura. Architetture improbabili 0.

 

 

 

 

Scultura. Architetture improbabili 0.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scultura

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scultura. Architetture improbabili 08.

 

 

 

 

 

Installazione

 

 

 


Ogni bambino è un artista.
Il problema è poi come rimanere un artista quando si cresce.
 
 Pablo Picasso

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scultura. Architetture improbabili 2.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'arte non è l'applicazione di un canone di bellezza
ma ciò che l'istinto e il cervello elabora dietro ogni canone.
Quando si ama una donna
non si comincia sicuramente a misurarle gli arti.
 
 Pablo Picasso

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scultura

 

 

 

 

Scultura. Dall'alto.

 

 

 

 

Le persone che possiedono un mio quadro non comprendono bene che cosa hanno.

Ogni quadro è una fiala piena del mio sangue.

E’ con quella che l’ho fatto.

 

 Pablo Picasso

 

 

 

 

 

Scultura

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scultura

 

 

 

 

 

Scultura. Altro lato.

 

 

 

 

Un uomo in lotta con le sue tele. Un corpo a corpo con la pittura, col colore, con la materia viva dell’arte. George Mathieu era un artista eccentrico, eccessivo, un pittore esplosivo ed “iper-cinetico”, e la sua era un’arte somatica. Spesso Mathieu si cimentava in vere e proprie esibizioni pubbliche, performance dal tono teatrale, in cui la sua pittura materica, veloce e concitata si faceva grido, azione, corsa, gesto, parola primordiale e automatismo psichico. Una matrice surrealista, connessa a questi stati creativi di trance, orienta e connota il suo lavoro, ma le differenze sono immediate: nessun riferimento a forme e oggetti riconoscibili, nessuna retrolettura psichica, nessun intento analitico di pulsioni inconsce. Le uniche pulsioni a cui soggiace il gesto pittorico di Mathieu riguardano una fisicità dirompente, una istintualità che ha a che fare con l’esistenza, col substrato corporeo dell’essere e della natura. I suoi segni non sono simboli. E nemmeno grafismi portatori di significato.
Certo, è scrittura il gioco intessuto sulla superficie, e molto ricorda l’esercizio orientale della calligrafia. Malraux lo definì giusto un “calligrafo occidentale”, ma anche qui le dovute precisazioni: il segno nervoso che scandisce lo spazio qui è come lo spasmo che increspa una superficie neutra... è il grado zero della pittura per dirla con Barthes, laddove il racconto si perde ed emerge il gesto primo, lo sguardo autentico, l’occhio cieco. Il segno –in antitesi alle teorie saussuriane- non porta un significato, ma è significato, non esprime né rimanda, ma esiste, deformandosi, espandendosi, uscendo da sé per prendere corpo e spazio. (Helga Marsala)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scultura
 

 

 

 

La pittura è una professione da cieco: uno non dipinge ciò che vede,

ma ciò che sente,

ciò che dice a se stesso riguardo a ciò che ha visto.


Pablo Picasso

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scultura. Flessuose modulazioni 010.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scultura. Lato A

 

 

 

 

 

Scultura. Lato B

 

 

 

 

Ci sono pittori che dipingono il sole come una macchia gialla,

ma ce ne sono altri che,

grazie alla loro arte e intelligenza,

trasformano una macchia gialla nel sole.

 

Pablo Picasso

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Scultura

 

 

 

 

 

Scultura

 

 

 


Picasso non è certamente un «moderato» della pittura. Si pensi a Braque, a quella che è stata la sua misura, la sua discrezione, al suo cauto e dosatissimo discorso, svolto nell’ambito di un assioma estetico diventato famoso: «Amo la regola che corregge l’emozione, amo l’emozione che corregge la regola». L’ambito in cui si muove Picasso è ben diverso. La sua pittura non vuole essere una pittura d’evocazione, di suggestione e raccoglimento intimista. In Picasso vivono sentimenti di fondo, impulsi elementari, odio e amore: vivono in maniera intensa ed esclusiva, che non consente il vago giuoco delle allusioni e delle sfumature. Sono impulsi e sentimenti che, nella loro elementarità immediata, reclamano una espressione diretta, scevra d’indugi e parafrasi.
È la natura medesima di questo mondo poetico che gli impone dunque una legge espressiva così drastica. Picasso non può procedere per approssimazioni, ma per enunciazioni fulminanti e perentorie. Per lui quindi, nel processo che va dall’emozione all’espressione, ogni scorciatoia è buona. Tutto ciò che si frappone tra questi due momenti, tutto ciò che può costituire un diaframma tra di essi, egli tende a eliminarlo, a lacerarlo. Questa è la ragione per cui la sua arte è così profondamente antidescrittiva, così «sommaria» talvolta. È un’arte che non può sopportare le tergiversazioni e i sofismi proprio perché le passioni di Picasso, i suoi sentimenti, irrompono in essa con l’energia non mortificata dell’autencità. Lorca era assillato da un’uguale esigenza: «Dire la mia verità d’uomo di sangue - uccidendo in me la beffa e la suggestione della parola». (Anonimo)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scultura. Flessuose modulazioni 02.


 

 


Il mondo di oggi non ha senso,

perché dovrei dipingere quadri che ne hanno?

 

 Pablo Picasso

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scultura

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scultura. Architetture improbabili 4.

 

 

 

 

L’arte migliore è spesso il frutto della solitudine,

è ciò che viene fuori per necessità e non per strategia,

che nasce nella vostra pancia e che poi, come un bambino,

avrete il coraggio di mettere al mondo,

rischiando critiche e fallimenti.


Francesco Bonami

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

Scultura

 

 

 

 

Illuminato dalla più moderna cultura plastica d'Europa,ma sospinto dal suo demone a scavare nell'arte con la furia di un ossesso, è stato senza alcun dubbio Jakson Pollock.
Per questo artista americano, elementare e complesso nella sua inquietudine, la pittura si aggroviglia per poi bruciare nel suo elemento originario: la materia. Pollock, infatti, non vede che il colore, non sente che lo squillo dei colori, vive e si sviluppa nel ritmo del colore, ma per rimanervi impigliato, compiaciuto fino all'ossessione dalle infinite possibilità che ha la materia di esistere e di disfarsi in un caos abbagliante. Vedendo i quadri di Pollock si è tentati di pensare a un barbaro che, non potendo attingere vigore da una ordinata e costruttiva vita spirituale, si immerge completamente in una sorda e sotterranea nevrosi per poi liberarsi dall'incubo puntando violentemente sull'originario grumo cromatico che assorbe tempo e spazio in una sorta di gioco, ma di un gioco che è serio per la sua elementare, quasi onirica invenzione d'un universo senza nessi e architettura. La sua pittura si avviluppa a flutti e può continuare all'infinito, racchiudendo in sé, nella scia fitta di macchie e linee abbandonate sulla tela, le zone d'ombra di un uomo che si vuol sentire esistere nella materia, nei labirinti della parte colorata, in quel elemento innocente e discontinuo che è l'arbitrio della materia, umanizzata soltanto dalla drammaticità con cui il pittore crede nel destino della pittura abbandonata alla sua casuale libertà. Ma questa libertà non si risolve in forme concluse, non si solleva sul piano della creazione, ma tende invece a una sorta di ritmo vegetale, tende a liberare il pittore dal suo delirio, immergendolo nelle infinite possibilità ritmiche e plastiche dei colori, intesi ormai come realtà assolute.
Nei quadri di Pollock poi anche il ritmo non è espressione di un mondo, figurativo o astratto che sia, ma si presenta quasi carnoso, gonfio di ossessionante mania cromatica, fino a perdersi in se stesso, privo di una autentica vibrazione ideativa: un ritmo destinato a sfasciarsi senza mai suggerirci una profonda emozione. Si è parlato di esperienza dell'inconscio, di automatismo, di messaggio capace di rivoluzionare la pittura moderna. Pollock, in realtà, non rivoluziona affatto, forse riconduce la pittura ad uno dei suoi elementi, e in questo solo elemento egli si sbizzarrisce colla furia patetica di un invasato.
Con l'automatismo applicato anche alla pittura non si fa più arte: si lascia soltanto il documento umano, cioè quella fantastica e remota paura che sente l'uomo di avventurarsi nell'universo dello spirito, il quale poi si risolve sempre, e per destino rivoluziona, in senso dialettico e reale, anche l'arte: bruciando l'elemento procreatore, cioè l'impulso.
Pollock tratta il colore con la passione del primitivo e la immaginazione libera del fanciullo, riportandolo verso un caos che suggestiona e, con abbagli e ghirigori, accenna a delle forme che li per li stupiscono, come certe frasi o paesaggi ci stupiscono quando siamo sotto l'influsso del delirio o del sogno, ma che in realtà vivono una loro vita effimera, accennando con violenza indimenticabile al mondo senza mai afferrarlo, senza chiuderlo, senza nemmeno deformarlo.
I quadri di Pollock non rivelano il temperamento di un autentico pittore, ma documentano, in modo unico e a volte sorprendente, quel che la pittura diventa quando l'uomo non la solleva sul piano dell'arte. Pollock ha toccato il fondo dell'esistenza pittorica, si è ridotto a consumare bizzarramente il colore, moltiplicandolo vanamente all'infinito, fino a fargli assumere le sembianze di un mostro, che incute rispetto, sì, ma che dà anche quella certa angoscia, la quale è certamente dovuta alla mancanza di una vera presenza spirituale. L'entusiasmo che sprigiona la pittura di Pollock è dovuto in parte al fatto che la sensibilità dei moderni si esalta immediatamente proprio davanti alla tentazione di un linguaggio puro, ma che in sostanza è materia pura. Pollock è l'antitesi di Leonardo. Mentre l'artista italiano arrivava a distruggere la materia e quindi tutti gli altri elementi in certe penombre dell'espressione spirituale dell'uomo e della natura, Pollock distrugge ogni parvenza di vita spirituale, cioè umana e quindi artistica, nel colore puro abbandonato alle sue infinite possibilità.
Al posto dell'opera d'arte, della pittura, insomma, viene fuori il caos: tinte, timbri e colori che vegetano privi di vita, come ramificazioni di una flora mostruosa che si nutre di squallidi ricami senza nessi, d'intrecci che rivelano la serietà di un allucinato che è disceso, per rimanervi prigioniero, nel suggestivo e squillante mondo del delirio, dove i colori crescono su se stessi, si moltiplicano come radici o cime, prolificando una visione, che non vibra, non scatta, non testimonia la presenza dell'uomo e dell'artista, ma la passione violenta e profonda di un uomo che tragicamente cede davanti alla pittura senza mai risolverla in opera d'arte. (Marino Piazzolla)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

Ogni arte è a un tempo epidermide e simbolo.
Coloro che vogliono andare sotto l'epidermide
lo fanno a proprio rischio.


Oscar Wilde

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Installazione

 

 

 


Dipingere non è un’operazione estetica:

è una forma di magia intesa a compiere un’opera di mediazione

fra questo mondo estraneo ed ostile e noi.

 

Pablo Picasso

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Installazione. Urban guerrilla. Roma, 12 marzo 1977.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Impara le regole come un professionista, affinché tu possa infrangerle come un artista.

 

Pablo Picasso

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scultura. Architetture improbabili 1.


 

 


 

 

 

 

 

Scultura. Flessuose modulazioni 03.

 

 

 

 

Non fa molta differenza come la pittura viene applicata fintanto che qualcosa viene detto.

La tecnica è solo un mezzo per arrivare a una dichiarazione.

 

Jackson Pollock

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Scultura

 

 

 

 

 


 

 

Si deve creare sistematicamente scompiglio:
ciò mette in moto il processo creativo.
Tutto ciò che genera contraddizione è sinonimo di vita.
 
Salvador Dalí

 

 

 

 

 

 

 

 

L'inconscio è un elemento molto importante dell'arte moderna e penso che le pulsioni dell'inconscio abbiano grande significato per chi guarda un quadro.

 

Jackson Pollock

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scultura


 

 

 

 

 

 

 

La pittura è una professione da cieco: uno non dipinge ciò che vede,

ma ciò che sente, ciò che dice a se stesso riguardo a ciò che ha visto.

 

Pablo Picasso

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scultura

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La mia è una pittura diretta.
Il metodo di questa pittura è la crescita naturale di un bisogno.
Quello che mi preme è esprimere le mie sensazioni piuttosto che descriverle.
La tecnica non è che un mezzo per arrivare a questa espressione.
 
Jackson Pollock